Il mattino della partenza, Piacenza era avvolta in quel silenzio sospeso che precede le grandi imprese. Sul display del BMW R 1300 GS, il contachilometri parziale segnava uno zero tondo, una tela bianca pronta a essere dipinta. Davanti a noi: 9 giorni, 4000 chilometri, due cuori sincronizzati al battito del motore boxer e una rotta tesa tra i Balcani e lo Jonio. Un colpo di gas, il clic degli interfoni che si connettono, e la pianura è già alle spalle.
1. La Discesa e la Notte sul Mare
I primi mille chilometri sono stati una lunga linea retta verso il Sud Italia. Il GS macinava l’asfalto dell’autostrada con un’agilità disarmante, le valigie cariche di sogni e abbigliamento tecnico. Giù lungo la dorsale appenninica, accarezzando la costa adriatica fino a Bari, dove il traghetto per Igoumenitsa ci aspettava. Salire sulla nave, legare la moto sul ponte inferiore tra l’odore di salsedine e gasolio, significa lasciare formalmente la terraferma e abbracciare l’avventura. La notte in cabina è passata cullata dalle onde, con la mente già proiettata sulle strade della Grecia.
2. Il Vento di Capo Lefkada e le Curve d’Albania
Sbarcati in Grecia, la bussola ha puntato dritta a sud. Raggiungere Capo Lefkada (o Cape Lefkatas) è un’esperienza mistica: la strada si stringe, l’asfalto diventa bianco e polveroso fino a quando la terra finisce bruscamente in una scogliera calcarea alta cento metri a strapiombo sul blu dello Jonio. Lì, sotto il faro solitario, il vento ci stringeva forte, ricordandoci quanto siamo piccoli e quanto sia immenso il mondo da esplorare su due ruote.
Girato il cupolino verso nord, abbiamo varcato il confine albanese. L’Albania ci ha accolti con il leggendario Llogara Pass. La salita è un nastro d’asfalto perfetto che si arrampica fino a oltre 1000 metri, aprendosi all’improvviso in una vista mozzafiato sulla riviera sottostante: da un lato la montagna nuda, dall’altro il mare aperto. Il 1300 GS, stabile e reattivo anche a pieno carico, pennellava ogni tornante in un perfetto gioco di pesi e sguardi d’intesa nello specchietto.
3. Il Paradiso della SH20 e le Vette del Durmitor
Continuando la risalita verso il nord dell’Albania, siamo andati a cercare una delle strade più belle d’Europa: la SH20.
La SH20 è un capolavoro ingegneristico per motociclisti: curve paraboliche perfette e una serpentina che scende a canyon scavati nella roccia, fino ad arrivare al remoto avamposto di Vermosh, l’ultimo villaggio albanese incastonato tra le montagne.
Valicato il piccolo e silenzioso confine montenegrino, lo scenario è cambiato di colpo. Il Montenegro profuma di boschi antichi e roccia viva. Ci siamo diretti verso il Parco Nazionale del Durmitor, attraversando il Tara Canyon. Salire sulle vette del Durmitor significa guidare in un paesaggio lunare, dove le strade strette tagliano praterie d’alta quota circondate da picchi innevati. La temperatura è scesa rapidamente, ma il calore dell’avventura e la complicità del viaggio in coppia ci hanno tenuti caldi.
4. La Costa e il Rientro a Piacenza
Lasciate le montagne del Durmitor, siamo discesi nuovamente verso la costa adriatica. La Croazia ci ha regalato la Magistrala, la strada costiera per eccellenza: chilometri e chilometri di curve continue con le isole della Dalmazia fisse alla nostra sinistra. La Slovenia ci ha accolti con i suoi boschi ordinati e le sue strade fluide, l’ultimo preludio prima del rientro in Italia.
L’ultimo giorno, varcato il confine italiano, l’aria di casa ha iniziato a farsi sentire. Quando siamo rientrati a Piacenza, spegnendo il motore nel cortile, il display segnava poco più di 4000 km.
Ci siamo tolti i caschi, spettinati, stanchi, ma con gli occhi pieni di tramonti greci, passi albanesi e montagne montenegrine. Nove giorni intensi, dove ogni chilometro ha rafforzato un legame indispensabile. Due cuori, una moto straordinaria, e un viaggio che rimarrà impresso per sempre nei nostri ricordi.
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